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Revoca del decreto ingiuntivo su eccezione di pagamento in opposizione
Tribunale di Pistoia, sez. Pescia, 02.02.2001

"Il giudice, qualora riconosca fondata, anche solo parzialmente, una eccezione di pagamento formulata dall'opponente, con l'atto di opposizione o nel corso del giudizio, deve comunque revocare integralmente il decreto ingiuntivo, senza che rilevi in contrario l'eventuale posteriorità dell'accertato fatto estintivo al momento dell'emissione".

Questo il principio che emerge dalla sentenza del giudice di Pistoia, il quale, confermando l'orientamento della Cass.SS.UU.(Cass. SS.UU. 7 luglio 1993, n. 7448 e, da ultimo, 10 aprile 2000, n. 4531) - in aderenza al dato normativo costituito dall’art. 653 c.p.c. - presuppone la ricostruzione del procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo non come mero giudizio di accertamento della validità del decreto, ma come ordinario processo di cognizione che ha inizio con il ricorso del creditore, contenente in sé sia l'azione sommaria, sia quella ordinaria, e nel quale sussiste la piena rilevanza dei fatti modificativi ed estintivi del credito, verificatisi dopo la pronuncia del decreto e fino alla decisione del giudizio di opposizione, anche ai fini della revoca del decreto ingiuntivo.


Federico Betti



REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI PISTOIA

SEZIONE DISTACCATA DI PESCIA

in persona del dott. Pierpaolo Grauso in funzione di giudice unico ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 5205 del Ruolo Generale per gli Affari Contenziosi dell’anno 1999, posta in deliberazione all’udienza del 2 febbraio 2001, e vertente

TRA

REAL FOOD s.n.c., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Pescia, Via Amendola 93, presso lo studio dell’Avv. Sandro Bonelli, che lo rappresenta e difende unitamente all’Avv. Giuseppe Di Liberto del foro di Palermo, il tutto per delega a margine dell’atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo

opponente

E

ALIMENTARIA VALDINIEVOLE S.p.A., in per sona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in Pistoia, Via Porta Lucchese 11, presso lo studio dell’Avv. Antonio Vaiani, che lo rappresenta e difende per delega a margine del ricorso per decreto ingiuntivo

opposta

Conclusioni: all’udienza del 2 febbraio 2001, i procuratori delle parti precisavano le conclusioni come da verbale.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 25 maggio 1999, la Real Food s.n.c. proponeva opposizione avverso il decreto n. 64/99, con il quale questo tribunale le aveva ingiunto di pagare in favore della Alimentaria Valdinievole S.p.A. (di seguito, Ali.Val.) l’importo di lire 10.808.798 per la fornitura di prodotti alimentari.

L’opponente affermava che il credito azionato in via monitoria doveva essere decurtato di lire 3.556.624, pari al prezzo di parte della merce fornita dalla Ali.Val., risultata avariata e successivamente distrutta per motivi sanitari, e che la differenza era stata versata all’ingiungente a seguito della notifica del decreto, con conseguente estinzione di ogni ragione di credito.

Concludeva pertanto affinché, in accoglimento dell’opposizione, fosse revocato il decreto ingiuntivo, chiedendo altresì, in via riconvenzionale, accertarsi il parziale vizio della fornitura ed affermarsi, anche previa risoluzione del contratto in parte qua, l’avvenuta estinzione del credito vantato dalla Ali.Val..

Si costituiva la società opposta, riconoscendo di aver ricevuto l’importo di lire 7.252.474, trasmesso a mezzo assegno bancario, che dichiarava di aver trattenuto in conto del proprio maggior credito, e chiedeva respingersi l’opposizione, contestando la sussistenza dei vizi lamentati dall’opponente, e comunque la tempestività della relativa denunzia.

Ammessa la prova testimoniale articolata dall’opponente, all’udienza del 22 settembre 2000 il giudice delegava per l’espletamento il tribunale di Palermo, con termine per l’assunzione della prova fino al 31 dicembre 2000.

Alla successiva udienza del 2 febbraio 2001, fissata per la precisazione delle conclusioni, la difesa di parte attrice, non avendo tempestivamente provveduto al deposito dell’istanza di assunzione della prova presso il giudice delegato, chiedeva di essere rimessa in termini ai sensi dell’art. 208 c.p.c., ovvero insisteva affinché si provvedesse d’ufficio alla delega, e solo in via subordinata concludeva nel merito come in atti; sull’opposizione della società convenuta il giudice, rilevata l’assenza dei presupposti della chiesta remissione in termini, dichiarava la parte decaduta dalla prova e tratteneva la causa in decisione, assegnando i termini di legge per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’assunto dell’opponente, secondo cui una parte della merce fornita dalla Ali.Val. - del valore corrispondente a lire 3.556.624 - sarebbe risultata avariata e per tale ragione sarebbe stata distrutta, è rimasto sfornito di qualsivoglia supporto probatorio, sia con riferimento alla sussistenza stessa dei difetti lamentati, che alla tempestività della denunzia (a tale ultimo riguardo, si rileva che non vi è in atti l’avviso di ricevimento della lettera in data 26 settembre 1998, sulla quale si legge peraltro una data di trasmissione a mezzo fax - 17/03 ‘00 - evidentemente tardiva).

Quanto alla prova testimoniale ammessa e delegata al tribunale di Palermo, osservato per inciso che il termine fissato ai sensi dell’art. 203 c.p.c. non è comunque suscettibile di proroga dopo la scadenza (cfr. Cass. 8453/96, 3527/93), la società attrice neppure ha indicato le ragioni che avrebbero potuto legittimare la remissione in termini ex artt. 208

ovvero 184-bis c.p.c., non valendo certo il generico richiamo ad una "serie di circostanze, tra le quali l’interruzione dell’attività giudiziaria" del tribunale palermitano in occasione della conferenza O.N.U. sulla criminalità organizzata, a giustificare la mancata presentazione dell’istanza per l’assunzione della prova.

Né la decadenza dalla prova ammessa è superabile attraverso la delega d’ufficio sui medesimi capitoli e con i medesimi testi indicati dall’opponente, atteso che l’attività istruttoria officiosa non può mai supplire all’inerzia della parte interessata, di talché l’eccezione sollevata dall’opponente in relazione ai pretesi vizi della fornitura, proposta anche in forma di domanda riconvenzionale, non può trovare accoglimento.

Al contrario, essendo pacifico che, successivamente alla notificazione del decreto, la Real Food abbia provveduto a versare alla controparte l’importo di lire 7.252.474, deve essere accolta la eccezione di parziale adempimento dell’obbligazione azionata in via monitoria.

Nella giurisprudenza di legittimità si registra peraltro un contrasto fra l’orientamento (da ritenersi attualmente maggioritario) secondo cui il giudice, qualora riconosca fondata, anche solo parzialmente, una eccezione di pagamento formulata dall'opponente, con l'atto di opposizione o nel corso del giudizio, deve comunque revocare integralmente il decreto ingiuntivo, senza che rilevi in contrario l'eventuale posteriorità dell'accertato fatto estintivo al momento dell'emissione (cfr. fra le altre Cass. SS.UU. 7 luglio 1993, n. 7448 e, da ultimo, 10 aprile 2000, n. 4531); e la diversa tesi per la quale la revoca del decreto ingiuntivo all’esito del giudizio di opposizione sarebbe condizionata all’accertamento della fondatezza anche solo parziale dell'opposizione stessa con esclusivo riferimento alla data di emissione del decreto (cfr. Cass. 12 dicembre 1998, n. 12521).

Questo giudice ritiene senz’altro preferibile l’orientamento adottato dalle Sezioni Unite, che - in aderenza al dato normativo costituito dall’art. 653 c.p.c. - presuppone la ricostruzione del procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo non come mero giudizio di accertamento della validità del decreto, ma come ordinario processo di cognizione che ha inizio con il ricorso del creditore, contenente in sé sia l'azione sommaria, sia quella ordinaria, e nel quale sussiste la piena rilevanza dei fatti modificativi ed estintivi del credito, verificatisi dopo la pronuncia del decreto e fino alla decisione del giudizio di opposizione, anche ai fini della revoca del decreto ingiuntivo; e proprio riconoscendo il dovuto rilievo ai fatti sopravvenuti, sia costitutivi che estintivi, dedotti in giudizio e verificatisi pur dopo la emissione del decreto, il giudice dell'opposizione accerta l'esistenza o la riduzione del credito al momento della sentenza di condanna, rendendo del tutto incompatibile la coesistenza della sentenza di condanna con una precedente ingiunzione relativa ad un diverso ammontare (cfr. Cass. 7448/93 cit.).

In applicazione degli esposti principi, il decreto ingiuntivo opposto deve essere revocato, e l’opponente deve essere condannata al pagamento, in favore della Ali.Val. dell’importo di lire 3.556.324, con l’aggiunta degli interessi legali dalla data di deposito del ricorso per ingiunzione.

Alla luce del complessivo esito della controversia, le spese del presente procedimento di opposizione seguono la soccombenza dell’opponente, e sono liquidate come in dispositivo; a carico dell’opponente rimangono altresì le spese della fase monitoria, come già liquidate, posto che il parziale adempimento del credito, che ha dato luogo alla revoca del decreto ingiuntivo, è successivo alla notifica del decreto stesso.

P.Q.M.

Il Tribunale di Pistoia, sezione distaccata di Pescia, definitivamente pronunciando sulla opposizione al decreto ingiuntivo n. 64/99 proposta dalla Real Food s.n.c. nei confronti della Alimentaria Valdinievole S.p.A. così provvede:

a) in parziale accoglimento dell’opposizione, revoca il decreto ingiuntivo opposto, e condanna la società opponente al pagamento, in favore della Alimentaria Valdinievole S.p.A., della somma di lire 3.556.324, oltre ad interessi legali dalla data di deposito del ricorso per ingiunzione;

b) condanna l’opponente alla rifusione delle spese relative alla fase monitoria, come già liquidate, nonché al pagamento delle spese del presente giudizio di opposizione, che si liquidano in complessive lire 3.473.000, di cui lire 298.000 per esborsi, lire 2.075.000 per diritti, e lire 1.100.000 per onorari, oltre al rimborso forfettario delle spese generali, ad I.V.A. e C.P.A. come per legge;

Così deciso in Pescia, il 2 febbraio 2001.

Il Giudice
dott. Pierpaolo Grauso


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